Gli eruditi hanno ponderato a lungo su quale diabolica crudeltà avesse avvinto, durante quegli anni oscuri, il cuore del nobile nato; ma per i pochi che assistettero alla sua caduta non vi fu mai alcun dubbio: ché la mente del Signore di Lairenne era stata, da tempo, divorata dalla follia.
Il piccolo cortile interno era sorvegliato senza posa da un guerriero di pietra munito di scudo, chiuso nel suo altero usbergo, impreziosito dalle insegne del casato di Lairenne. La scultura era piazzata su un basamento alto circa un metro, ma della placca che avrebbe permesso di identificare il nome di quell’eroe non vi era più traccia; ben più significativo per Grinwald fu individuare il passaggio alle sue spalle, che conduceva senza alcun dubbio all’ingresso della Torre Coronata, dopo un breve tratto scoperto fiancheggiato dalle alte mura del palazzo del Signore di Lairenne.
Quando gli avventurieri giunsero alla porta del minareto, la trovarono socchiusa; e sebbene le peripezie fino allora sostenute li spingessero ad un’assoluta cautela, nessun pericolo nascosto era in agguato in quelle spoglie e anguste aule. Senza curarsi di ciò che poteva essere ospitato ai piani superiori, la compagnia si mise subito in cerca del passaggio segreto menzionato nel frammento di pergamena ritrovato poco tempo prima nello studio di Lord Raphael. Marchesa impiegò poco tempo nell’azionare la leva nascosta, dischiudendo un passaggio occultato dalla parete interna di un ampio camino. Grinwald si dispose in prima fila e cominciò a guidare i suoi compagni di ventura sempre più in basso, verso l’ultima dimora dei suoi avi.
Le catacombe erano buie e umide, e gli ancestrali corridoi erano muniti di numerose alcove, occupate da ossa marce avvolte in maleodoranti sudari. Dorian si accorse il pavimento di uno dei passaggi era stato recentemente alterato, in modo da presentare una stretta canaletta su uno dei lati; sebbene vi fosse traccia di acqua stagnante era improbabile che tale incisione venisse utilizzata come canale di scolo, poiché le catacombe dovevano trovarsi ancora ben sopra il livello delle acque del lago di Greveil. Fu comunque evidente che tale lavoro fosse il risultato dell’opera degli ingegnosi nani ingaggiati alcuni anni prima da Raphael, e gli avventurieri decisero di prenderlo come un segno che li avrebbe condotti sulla giusta via. Bell passò la torcia a Dorian ed estrasse entrambe le armi, e dopo aver scambiato un cenno di intesa con Grinwald, iniziò a seguire quella traccia, addentrandosi senza paura tra i tetri corridoi sotterranei.
Dopo aver attraversato alcune aule polverose, sotto lo sguardo impassibile dei teschi di coloro che vi erano stati sepolti, la compagnia giunse infine ad un largo salone sotterraneo, in cui erano state ricavate non meno di due dozzine di alcove mortuarie. Tuttavia Grinwald si avvide subito che non erano soli: una decina di scheletri, animati dal sortilegio infausto, si voltarono all’unisono verso il gruppo di eroi e trascinando le loro armi arrugginite avanzarono inesorabilmente verso la compagnia.
Grinwald strinse con forza il suo simbolo sacro, invocando il potere di Libra e costringendo la maggior parte dei non morti ad allontanarsi verso uno dei corridoi più remoti; Bell caricò coraggiosamente gli ultimi, abbattendoli con precisi colpi di spada. Tuttavia l’elusiva vittoria era ancora ben lontana: Dorian si accorse che altri scheletri stavano avanzando dallo stesso corridoio che la compagnia aveva appena percorso, ed esortò i propri amici a raggiungere una delle uscite del salone prima possibile.
Probabilmente fu l’arroganza che tipicamente si accompagna alla giovinezza a trarre in inganno Bell, e poiché gli scheletri che aveva abbattuto non avevano costituito un ostacolo all’altezza delle sue abilità di battaglia, egli si attardò nella sala, senza dar troppo peso alle parole dello stregone; ma non passò molto tempo prima che la sua imprudenza venisse punita da un dio crudele e impietoso.
Marchesa si gettò in aiuto di Bell, salvandolo dalla morte e abbattendo la minaccia che si era levata alle sue spalle, lo stesso scheletro che il guerriero riteneva di aver frantumato in precedenza; e sotto gli occhi atterriti dei quattro avventurieri ogni non morto che crollava al suolo tornava in piedi dopo pochi istanti, pronto a colpire nuovamente coloro che avevano varcato la soglia dei morti. Innanzi ad un nemico che sembrava invincibile la compagnia cercò di reagire quanto più velocemente possibile, ma ciò causò non poco disordine: Marchesa rimase indietro e quando si voltò per fuggire venne brutalmente ferita alle spalle, la sua armatura e i suoi abiti lacerati nel punto in cui la spada del guerriero morto aveva morso le sue delicate carni.
Cercando di porre quanta più distanza possibile da quell’ineluttabile minaccia, gli avventurieri si affrettarono lungo il corridoio, oltrepassando un punto in cui il muro era stato abbattuto da precisi colpi di piccone, per rivelare un’altra sezione delle catacombe, forse murata in precedenza. Al termine della loro breve fuga, gli avventurieri si trovarono innanzi ad un ostacolo: una porta di metallo, incassata in una delle alcove: l’unica via per allontanarsi dai morti viventi.
Bell tentò di scardinare la porta usando la forza, mentre Grinwald si occupava di soccorrere Marchesa, la cui ferita appariva più grave di quanto avesse immaginato. Dorian in retroguardia sondava le ombre e aguzzava le orecchie, percependo in lontananza l’incedere silenzioso dei non morti, sempre attratti dalla paura dei viventi.
Dall’altra parte della porta di metallo, Bell udì invettive e minacce: qualcuno si nascondeva nelle catacombe! Eppure nonostante le numerose imprecazioni, Bell non riuscì a convincere il malmostoso eremita a dischiudere l’uscio e dar loro rifugio, quindi Marchesa, afferrati i suoi strumenti, si accinse a scassinare l’elaborata serratura. Quando questa scattò, Dorian lanciò un grido di avvertimento: gli scheletri erano giunti ai margini della luce della sua torcia, avanzando lentamente ma inesorabilmente verso di loro.
Bell si precipitò dall’altra parte, ma venne accolto da una visione raccapricciante: numerosi cadaveri scuoiati pendevano appesi al soffitto da almeno due dozzine di ganci, e il tanfo che generavano era insostenibile. Il guerriero venne sopraffatto, riuscendo a rendersi conto solo in un secondo momento che quelle carcasse non appartenevano ad esseri umani ma a rozzi maiali.
Dall’altra parte di quella stanza maleodorante il loro minaccioso ospite continuava ad inveire contro quell’intrusione, ma temendo che gli scheletri potessero fare irruzione, Marchesa si adoperò per far scattare la serratura, mentre Grinwald teneva ferma la porta, addossandovisi con tutto il suo peso. Soltanto quando la strada alle loro spalle venne sbarrata gli avventurieri si decisero ad affrontare colui che si nascondeva in quel luogo tetro.
E così la compagnia incontrò per la prima volta Lord Raphael, che con le sue lettere li aveva attratti in quelle terre disgraziate, ponendo sulle loro spalle il peso della loro sanguinosa eredità. Le vesti del nobile nato erano in condizioni pietose ed egli stesso profumava forse più dei maiali parzialmente decomposti di quella improvvisata dispensa. Quando Raphael si convinse di avere innanzi non invasori ma i propri discendenti, il suo atteggiamento cambiò repentinamente ed egli si fece cordiale, ma il suo sguardo iniettato di sangue rivelava gli intenti di un folle. Dopo avergli posto numerose domande, fu evidente alla compagnia che il loro avo aveva definitivamente perso il lume della ragione, prigioniero da quasi quattro mesi nei sotterranei del maniero di Lairenne.
Eppure, proprio mentre gli parlavano, l’Angelo di Bertrando impose la propria presenza. Come un’onda attraversò il loro spirito, rendendo la loro pelle simile a quella delle oche selvagge. Lord Raphael lo confermò: la creatura era vicina, ed egli aveva atteso a lungo i propri eredi, in modo che lo aiutassero a distruggerla e porre fine alla maledizione che gravava sul loro sangue. Tuttavia, nel delirio di quel folle zio Marchesa intuì un piano malvagio, e si ripromise di stare più in guardia che mai.
Guidati dagli incitamenti di Lord Raphael, gli avventurieri giunsero infine in una piccola stanza mortuaria, una delle cui pareti aveva però ceduto, rivelando l’accesso ad una vasta caverna sotterranea. Grinwald entrò per primo, seguito da Dorian e da Bell, mentre Marchesa seguiva in retroguardia, le dita ossute di Lord Raphael quasi conficcate nelle sue graziose spalle.
Così finalmente lo videro.
L’Angelo di Bertrando giaceva in quel luogo dimenticato, accasciato contro una delle pareti della caverna; le ossa di un colossale e antico drago, il cui spirito ancora permaneva nell’ultimo luogo della sua morte e che pulsava ancora, memore di ciò che era stato in secoli che gli uomini non potevano ricordare. Poco lontano da quel macabro tempio d’ossa gli avventurieri scorsero tre cadaveri, ancora avvolti nelle vesti nere rituali della Torre della Stregoneria di Aghijon: i messaggeri scomparsi da quasi sette anni, dei quali Dorian aveva a lungo cercato notizia.
Ma mentre il mago veste si chinava sui suoi maestri, un’improvvisa rivelazione si affacciò alla sua mente: lo spirito del drago, per quanto impressionante fosse stata la sua forza in vita, non avrebbe mai potuto nuocere ad alcun essere vivente. Ciò che aveva ucciso gli stregoni dalle vesti nere doveva essere dunque un altro nemico; e quasi in risposta ai suoi pensieri, esso si rivelò.
Marchesa sentì Lord Raphael stringerla ancora di più nelle spalle prima di allontanarla vigorosamente, costringendola a far ricorso a tutte la sua maestria nell’equilibrio per non ruzzolare scompostamente sul polveroso pavimento della caverna. Dorian si voltò appena in tempo per vedere il Signore di Lairenne stringere con entrambe le mani un voluminoso tomo, le cui pagine, mostrate alla compagnia, sembravano promettere l’ultima rivelazione che avrebbe sciolto ogni possibile mistero; e su tutto l’improvviso frastuono gli avventurieri udirono la voce stridula del loro avo urlare: “Eccoli! Eccoli i miei discendenti! Nelle loro vene scorre il mio stesso sangue! Prendili, prendili tutti e lascia vivere me!”.
Una luce accecante esplose d’improvviso e trascinò via il loro spirito, per rinchiuderlo entro confini che nessuno di essi avrebbe mai desiderato varcare nell’arco di un intera vita.